Alter ego e vite immaginarie.

Leggendo il sito “Psicologia dei bisogni” riflettevo sul fatto che uno dei tanti bisogni psicologici degli esseri umani e specialmente di alcuni tipi di personalità, è quello di avere nel proprio immaginario e nel proprio idealismo un’immagine fantasiosa di sé e della vita che si vorrebbe vivere.

Durante l’infanzia e l’adolescenza si immagina la propria vita da adulti e si hanno delle ambizioni (a volte anche velleitarie) che non sempre si realizzeranno, ma in questa fase della vita è normale avere sogni e aspirazioni.

Durante la vita adulta si possono avere ambizioni e desideri più alla propria portata, ma può anche succedere che una persona abbia nella propria mente un io ideale, una versione di sé che vorrebbe essere o che vorrebbe diventare, con delle caratteristiche che per svilupparsi e manifestarsi hanno bisogno di raggiungere determinati traguardi di vita.

Nella vita bisogna sempre migliorarsi e cercare di evolversi, cercare di migliorarne la qualità.

Esistono anche situazioni dove le persone hanno dei veri e propri disturbi, che consistono nell’immaginare una vita o una versione di sé parallela, completamente diversa dalla realtà, proprio come sostituzione di una vita e di una realtà che non soddisfa, ma questi surrogati sono irrealizzabili o comunque il soggetto non fa nulla per farli avverare almeno in parte.

Ci sono anche situazioni di mitomania che persistono nell’età adulta, dove le persone parlano di sé e si dipingono per come vorrebbero essere, non per come sono, fingono di avere un’immagine vincente proprio per compensare il fatto che nella realtà sono persone vuote e senza spessore.

Poi ci possono essere altre situazioni non necessariamente patologiche o di mitomania, in cui una persona ha un io ideale ed una vita ideale che vorrebbe raggiungere, magari idealizzandoli, immaginando una futura vita migliore e una versione di sé più serena, equilibrata e realizzata.

Quest’ultima situazione credo sia fra le più frequenti. Capita per esempio di voler raggiungere un obiettivo, di voler vivere una situazione, di pensare di essere in grado di affrontarla o di pensare di superare i propri limiti e le proprie fragilità.

Partendo dal fatto che quando si vive una situazione è sempre diversa da come la si immagina, ma è anche diverso il proprio atteggiamento, perché magari ci si accorge di non essere in grado di affrontarla a differenza di quello che si pensava soltando immaginandola.

Quello su cui riflettere secondo me è: quanto c’è di idealizzato nella vita che si vuol vivere e nella persona che si vuol diventare e quanto queste aspirazioni o desideri sono aderenti alla realtà? Quanto sono alla propria portata?

Se per esempio si hanno delle fragilità o si ha vissuto una vita misera e problematica, è normale voler raggiungere degli obiettivi per vivere meglio e per diventare più forti e con un equilibrio più stabile.

Ma a volte ci si rende conto che quelle situazioni di vita anche quando vengono raggiunte non danno sempre la serenità o la felicità che si cerca e che quella versione di sé che si ha in mente magari non riesce a gestirle come nella propria fantasia e che le proprie fragilità rimangono tali.

Quell’immagine di sè che si può diventare o si aspira a raggiungere, è sempre una versione più evoluta e migliorata di se stessi o é solo una persona diversa che si vorrebbe essere e che non si può essere?

Qualsiasi obiettivo si raggiunge, qualsiasi maturità, ci si porta dietro sempre le proprie fragilità, i propri limiti, il proprio passato, i propri traumi, la propria natura, le cose di sé che non possono cambiare.

A volte si rincorre qualcosa che non esiste, qualcosa di utopistico, come il voler o il pensare di essere ciò che non si è.

Forse quell’immagine di sé, quell’alter ego, racchiude inconsciamente tutte le cose che sono mancate sin dall’infanzia, i propri bisogni emotivi frustrati, una figura rassicurante che ti sostiene e che ti dà equilibrio, su cui poter contare, forse perché nella propria vita tutto questo è venuto a mancare e non ci sono mai state figure così.

Si può cercare questo in un’altra versione di se stessi o in un’altra persona, ma probabilmente quei bisogni rimarranno sempre frustrati.

In conclusione potrei dire che bisogna sempre migliorare se stessi, la propria vita e aspirare ad evolversi, si può anche avere nel proprio inconscio una figura ideale da raggiungere, purché questo non faccia perdere il senso della realtà e non sfoci in qualcosa di patologico, ma bisogna anche non rincorrere l’impossibile, accettare i propri limiti e le proprie fragilità, sapendo naturalmente che la nostra vita e la nostra persona sarebbero potute essere versioni migliori, più evolute, più coraggiose, più equilibrate, se fossimo nati altrove, se avessimo incontrato persone diverse, se non avessimo avuto accanto le persone che ci son capitate e che quell’alter ego nella nostra mente o nella nostra fantasia, sarebbe stato reale se queste cose fossero accadute, ma non si può materializzare una figura compensativa che non possiamo raggiungere e che sicuramente se ci fossero state le circostanze giuste ci avrebbe reso la vita migliore.

Delia Martyn – 2017 – Tutti i diritti riservati.

 

 

 

 

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