Disprezzo per il debole e fanatismi educativi.

Sin da piccola non riuscivo a capire perché le persone che avevo intorno, familiari, alcuni insegnanti, avessero un vero e proprio accanimento verso di me, qualcosa di personale, perché avessero tanta ostilità. Se fossi stata una ragazza ribelle, indisciplinata, che dava fastidio, allora me ne sarei fatta una ragione, allora poteva esserci un motivo, ma quello che mi ha sempre fatto stare male è che il motivo, per lo meno nella realtà oggettiva, non c’era, io mi sentivo e mi sento ancora oggi nel giusto e in buona fede.

Sono sempre stata una persona tranquilla, che non ha mai dato fastidio, di natura introversa, predisposta alla timidezza, alla riservatezza, anche se la timidezza specie da adolescente, è diventata estrema proprio come conseguenza del modo in cui venivo trattata. Sono sicura che se al mio posto ci fosse stato un bullo, o una persona scapestrata non l’avrebbero trattata come trattavano me. I motivi erano appunto soggettivi, personali, fantasiosi, dipendenti più dai limiti mentali e morali di queste persone, che da me o dalla realtà.

L’idea che mi sono fatta è che alla base di certi comportamenti antisociali, di rifiuto o disprezzo, insensati, immotivati, irragionevoli, dal punto di vista di una persona sana, c’è il disprezzo per quello che viene percepito come debole, cioè senza potere, senza voce, senza credibilità, a cui non viene riconosciuta neanche una personalità, una volontà, un’autonomia di giudizio, che viene visto solo come un soldatino che deve stare sull’attenti e che deve avere un ruolo subordinato. Il disprezzo e lo sfruttamento del debole è una mentalità vecchia come il mondo, ancestrale, atavica, tipica delle personalità primitive, di quelle personalità il cui disprezzo per il debole sta a indicare l’affermazione del proprio potere, del proprio dominio, della volontà di comandare.

Credo che siano modi di ragionare, idee, trasmesse sicuramente dal proprio ambiente e dalla propria educazione, portate all’estremo, seguite in maniera morbosa, prese alla lettera, come degli esaltati, tali da far perdere il senso della realtà. In poche parole anche la propria educazione, mentalità, trasmessa dai propri ascendenti, può diventare un fanatismo, proprio come quelli religiosi, proprio come quelli che uccidono in nome della loro religione o del loro Dio. Anche se certe persone non arrivano a dei gesti estremi, è un modo per uccidere le persone nell’anima, per annientarle nella loro dignità.

Anche le proprie idee, l’educazione e la mentalità trasmessa dal proprio ambiente o dai propri ascendenti può diventare un fanatismo, un’esaltazione, presa alla lettera ed eseguita in maniera morbosa, facendola subire a persone che non c’entrano nulla e che sono costrette ad adeguarsi a delle disposizioni mentali di pura follia, a dei disvalori fatti passare per valori. La diffidenza o la disistima che certe persone hanno per quelli che vedono come degli oggetti aventi un ruolo inferiore al loro, è una cosa radicata nella loro cultura mentale, ce l’hanno già di base, a livello preesistente, senza rendersene conto, perché sono loro stessi schiavi di certe mentalità malsane. In queste situazioni la persona percepita come più debole viene giudicata male già a priori, ancora prima che possa agire o parlare o esprimersi o farsi conoscere.

E’ come quando un uomo educato al maschilismo è portato a pensare che tutte le donne sono delle poco di buono, o sono stupide, o sono inferiori, anche se si trova ad avere a che fare con una donna di valore, la interpreterà sempre secondo le sue idee, perché quella è l’idea che ha della donna, quella è l’idea che gli hanno trasmesso. Così come nelle vecchie culture patriarcali, dove si abusava dell’autoritarismo, quella era l’idea che un prevaricatore aveva di una persona vista come debole, inferiore. Era solo un automa che doveva ubbidire e che non doveva fare affronti a quelle che erano viste come le presunte autorità, che non doveva farlo sfigurare perché sennò perdeva la faccia davanti alla gente, perché le apparenze si dovevano salvare, perché si doveva apparire come quelli che non perdono mai, poco importava poi se dietro quelle apparenze c’era del marcio.

Sarebbe cosa buona se strascichi di queste subculture non esistessero più, se le nuove generazioni le abolissero una volta per tutte, se venissero sostituite da mentalità basate su una vera etica oggettiva dove tutte le persone hanno dei diritti e una dignità e venissero loro riconosciuti, dove ognuno può avere una sua personalità che è fonte di scambio e arricchimento per l’altro. Secondo me l’autoritarismo e il patriarcato sono la causa di tutti i mali, l’origine di tutte le prevaricazioni e le violenze, di tutte le idee sbagliate.

Rapporti di maggiore equilibrio creano anche meno nevrosi nelle persone, meno sensi di inadeguatezza, meno conflitti. Il potere deve stare in mano a chi lo mette a disposizione degli altri, non a chi lo usa per scopi narcisistici o per annientare gli altri.

Delia Martyn – 2017 – Tutti i diritti riservati.

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