Educare o indottrinare?

Si parla spesso di educazione, del fatto che secondo alcuni oggi si è passati dall’abuso di autoritarismo alla permissività, che sempre secondo alcuni bisognerebbe tornare alla vecchia maniera. Ma cos’è l’educazione? Cosa si intende per educazione? La maggior parte della gente che crede di educare, non fa altro che trasmettere alle nuove generazioni, ai loro discendenti, tradizioni, usanze, culture, mentalità, condizionamenti, stereotipi, luoghi comuni, credenze appartenenti ai loro ascendenti, cose che risalgono a secoli addietro, che non sono altro che usanze tipiche di una comunità e visto che sono cose per loro conosciute ed a cui sono abituati, si illudono che quella sia l’educazione, cioè il modo giusto per vivere.


Per me l’educazione non è questa. Educare non significa indottrinare o addomesticare le persone, non significa imporre credenze tipiche della propria generazione e dei propri antenati, ma significa dare strumenti per vivere, insegnare competenze sociali, modi di comunicare funzionali, come ad esempio comunicare senza aggredire o farsi aggredire, imparare a capire quali sono le cose da guardare con distacco, sapersi difendere, conoscere i propri diritti, essere aperti a tutte le culture, difendere i propri ideali, in poche parole insegnare un’etica oggettiva, non delle tradizioni superate delle passate generazioni o tradizioni specifiche di una propria comunità che ad un giovane di oggi non servirebbero a niente.

Non credo che ad una ragazza di oggi servirebbe imparare la remissività di sua nonna nei confronti del marito o la remissività e l’adattarsi a situazioni sociali ingiuste, anche se vecchie come il mondo. Ad una ragazza di oggi serve sapere quali sono i modi giusti per farsi valere, per non accettare situazioni malsane, cosa deve fare per difendere un debole da chi si vuole approfittare di lui. Sono queste le cose che servono. Purtroppo credo che la maggior parte delle persone non abbia validi strumenti e senza rendersene conto continua a portare avanti i suoi vecchi modelli disfunzionali, pensando di fare bene.

Credo ci sia ancora troppa pigrizia mentale, troppa poca capacità di mettere in discussione le cose che ci dicono o i modelli che ci propongono, poca capacità di acquisire nuovi modi di pensare. L’autonomia di giudizio e la capacità di non lasciarsi condizionare, credo sviluppino l’autorevolezza e chi è capace di farlo è l’educatore migliore secondo me. Altrimenti imparerai le tradizioni anche inutili dei tuoi ascendenti, ma non avrai nessuna competenza sociale o emotiva per vivere.

La maggior parte della gente è indottrinata non educata. Così come quelli che pensano di conquistarsi il rispetto con la cattiveria. Se sanno farsi rispettare solo con la cattiveria vuol dire che non hanno altri talenti. Certe persone non vogliono rispetto, vogliono sottomissione da parte delle loro vittime e per loro farsi rispettare significa intimorire.

Rispettare in modo sano invece, significa stimare. Anche se si estorce il rispetto con la cattiveria o la minaccia, questo non significa farsi stimare. Si estorce l’obbedienza e la sottomissione con la minaccia, ma questo non è rispetto e comunque una persona che ragiona così non sarà mai stimata. Il rispetto si conquista con metodi sani, con i valori e i principi. Una persona si rispetta se è gentile con gli altri, se ha qualcosa da trasmettere, non se minaccia e intimidisce. Questo è un modo di ragionare di chi ha un più basso livello culturale e un più basso quoziente intellettivo. È anche un modo primitivo di ragionare.

Chi abusa del potere o dell’autoritarismo intende che vorrebbe essere un’autorità. Ma magari lo fosse. In realtà non è nemmeno autoritario, perché a volte lo si può anche essere in maniera sana, senza essere necessariamente cattivi col prossimo. Le persone di questo tipo sono solo prepotenti, sono dei bulli cresciuti, intrappolati in un corpo di adulti, immature emotivamente e vuote.

Pensano che basti avere una posizione di potere per comandare; ma non sono all’altezza di ricoprire quel ruolo, perché non hanno raggiunto nessuna maturità, dentro hanno solo aria fritta e qualunque minimo potere messo in mano ad un incompetente, arrogante, senza nessun talento, è destinato a far danni. Non avendo nulla da insegnare, invece di mettere il potere a disposizione degli altri, come farebbe una persona onesta, lo trasformano in bullismo verso le fragilità degli altri.

Educare significa civilizzare, umanizzare, non addomesticare. Il problema è che poche persone sono capaci di farlo. Poche persone hanno un talento e un carisma tali da poter trasmettere qualcosa di buono. Che poi la cosa migliore sarebbe non educare. Nel senso di trasmettere meno condizionamenti possibili, lasciare che la personalità venga fuori in piena autonomia, con la propria originalità e con la propria natura. Più si è emancipati mentalmente da tutto e tutti, più si è sani e liberi, capaci di vivere e far vivere al meglio.

Delia Martyn – 2018 – Tutti i diritti riservati.

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