Le identità che abbiamo.

Ognuno di noi ha diverse identità: la nostra vera personalità di base, il modo in cui ci vedono gli altri e l’identità che ci attribuiscono, la nostra personalità ideale cioè quello che vorremmo o avremmo potuto essere, altre parti di noi traumatizzate o contaminate e assorbite dall’ambiente e dal nostro vissuto.

Molte persone pensano di conoscersi, ma in realtà oltre a non capire gli altri, non conoscono neanche se stesse. Alcuni di loro si autoconvincono di essere quello che vorrebbero essere, mentendo a sé stessi e non volendo vedere alcune parti di sé.

Inoltre l’idea che abbiamo di noi è spesso contaminata da ciò che gli altri ci dicono di essere, dall’immagine di noi che gli altri ci tramandano e che non sempre corrisponde alla realtà, ma è un loro modo di interpretarci, spesso a causa di un bias cognitivo.

Ma quando non si conosce bene se stessi e ci si lascia influenzare dal giudizio altrui, si finisce per identificarsi con quei giudizi ed inconsciamente ci si convince di essere come gli altri ci dicono e si incomincia a comportarsi di conseguenza, adeguandosi all’immagine che la gente ha di noi, finendo per diventare veramente in quel modo e perdendo di vista la propria identità.

Questo può succedere soprattutto durante l’adolescenza, quando la nostra personalità è ancora in formazione e quando viviamo in un ambiente svalutante e giudicante.

Per esempio da adolescente ai tempi della scuola, alcuni insegnanti mi avevano etichettato come timida introversa e non sapendo e conoscendo nulla di questa personalità, mi facevano sentire sbagliata pensando di dovermi cambiare.

Venivo giudicata nei modi più disparati, modi in cui non mi riconoscevo, perché sapevo di essere diversa e che queste erano solo opinioni di queste persone, che nulla avevano a che fare con la mia personalità.

A livello inconscio però questi giudizi e vessazioni ti fanno sentire in colpa e ti fanno avere delle crisi di identità.

In realtà queste persone oltre ad essere ignoranti in materia di introversione, avevano un’incapacità educativa, perché non capivano che il loro atteggiamento oltre a far chiudere una ragazza ancora più in se stessa e farle perdere la fiducia, era diseducativo anche nei confronti degli altri ragazzi, perché istigava alla discriminazione ed al bullismo, a guardare con diffidenza e sospetto una ragazza solo perché aveva caratteristiche appartenenti alla minoranza.

Inoltre i continui giudizi gratuiti e sbagliati non facevano altro che diffondere pregiudizi ed ignoranza e confondere le idee alle persone.

A volte una ragazza può avere un disagio emotivo proprio perché ha avuto intorno a sé un ambiente che non le ha saputo trasmettere sicurezza e non le ha permesso di sviluppare le competenze sociali, che non ha saputo riconoscere e valorizzare i suoi talenti, per cui la sua introversione non c’entra nulla e non è responsabile delle sue difficoltà.

Anche se per assurdo l’introversione si potesse “correggere” le difficoltà di questa ragazza rimarrebbero, finché non si interverrebbe sulle cause reali che le hanno provocate ed era proprio questo che non capivano questi insegnanti.

Il disagio non c’entra con l’introversione, perché introversione non necessariamente significa disagio. Il disagio dipende sempre da altre cause.

Queste persone se avessero avuto capacità educativa, non avrebbero perso tempo a denigrare e cambiare la personalità di una ragazza che non andava cambiata, ma l’avrebbero aiutata a valorizzare il suo potenziale, perché le sue diversità sono la sua ricchezza, quelle che le fanno tirare fuori il meglio di sé.

Invece molte personalità rimangono irrisolte, molti talenti perduti e sprecati, che addirittura si ritorcono contro la persona trasformandosi in disturbi e disagi.

Per avere la completa padronanza della nostra vera personalità di base e per valorizzare il meglio di noi, dobbiamo essere consapevoli di chi siamo veramente, senza lasciarci influenzare dal modo in cui veniamo percepiti, per non permettere agli altri di scegliere qual è la nostra identità e per non farci plasmare dalle loro manipolazioni e da quello che vogliono farci diventare.

Non bisogna assorbire le convinzioni altrui che contamineranno la nostra identità, non dobbiamo vivere in funzione di queste, ma  dobbiamo prenderne le distanze, specie da quella gente che anziché sostenere le persone, le denigra, le svaluta e le infanga e si approfitta delle loro qualità anziché valorizzarle.

La nostra identità va difesa e tutelata, bisogna coltivarla essendo se stessi, non adeguandola all’immagine che altri hanno di noi, proteggendola da giudizi, convinzioni, parole che non sono nostri.

È l’unico modo per vivere bene con se stessi e con gli altri, per sviluppare una personalità sana, che é veramente nostra, non distorta, soffocata e contaminata dall’identità altrui e da cose che non ci appartengono.

Delia Martyn – 2020 – Tutti i diritti riservati.

 

 

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