Il presunto “odio” degli introversi.

Sin da adolescente, una delle cose che mi turbava di più, era il fatto che venissi percepita da alcune persone al contrario di ciò che sapevo di essere dentro di me. Probabilmente succede a tanti introversi e specialmente nei decenni scorsi quando dell’introversione si sapeva ancora meno rispetto ad oggi e le persone avevano un sacco di tabù.

In ogni caso io credo che bisogna sempre cercare di capire la singola persona e dato che io ero una ragazza tranquilla e a modo, non capivo come potessi suscitare certi giudizi in certe persone. Addirittura i miei familiari e un’insegnante mi accusarono di odiarli, si sentivano odiati da una ragazzina di 13 anni con quelle caratteristiche che avevo io; ero tranquilla, genuina, timida, empatica, impressionabile e mi sentivo un agnello in mezzo ai lupi.

Però gli adulti mi vedevano come una minaccia, quando ero io che avevo bisogno di essere tutelata e sostenuta. Premesso che secondo me, degli adulti che dovrebbero avere buonsenso ed essere educatori, non dovrebbero mai usare parole come odio con degli adolescenti, anzi con dei ragazzini poco più che bambini, perché non è educativo e men che meno fare certe accuse ad una bambina che aveva solo buoni sentimenti e non era capace di provare odio e che non sapeva nemmeno cosa fosse. In pratica scaricavano le loro stupide fisime su una ragazzina che avrebbero dovuto aiutare e a cui avrebbero dovuto infondere fiducia.

Probabilmente avevano nel loro immaginario l’idea dell’introverso come uno che odia il mondo, che ce l’ha con tutti, in pratica un antisociale. Idee primitive, da analfabetismo. Cosa c’entrava una ragazza come me con questi loro stupidi condizionamenti culturali? Ti rendi conto di come del tuo mondo interiore non hanno capito niente, non hanno la più pallida idea del tuo idealismo, del tuo senso di giustizia, della tua difficoltà ad adattarti ad un mondo dove di giusto e corretto non c’è nulla. La loro era pura proiezione mentale.

Quando si ha pregiudizio e odio inconscio verso una persona o una categoria di persone, un vero e proprio razzismo, si proietta tutto questo su quella persona e si vede quella persona come una minaccia, come un affronto, pronto ad odiarci, pronto a farci del male. Perfino una bambina indifesa. Poi ovviamente secondo loro dovevo andare io dallo psicologo, per “guarire” dalla mia introversione e diventare “normale” come tutti gli altri. Una pseudo normalità che ti fa credere che se una persona non si comporta secondo i tuoi schemi è una minaccia, qualcuno di cui aver paura, pronto a odiarti. Questa per loro era la normalità.

Non dovevano essere loro ad andare dallo psicologo per farsi rieducare dalla loro intolleranza, dalle loro credenze e dall’incapacità di accettare ciò che non capivano. Questi erano educatori. O almeno avrebbero dovuto esserlo. Ma io faccio volentieri a meno della loro pseudo educazione.

Forse dovrei odiarli veramente, ma non perché dal loro punto di vista sono un’introversa antisociale come la loro stupidità fa loro credere, ma proprio per la loro stupidità becera e primitiva. Ma io mi ritengo troppo intelligente per odiare. Posso solo provare pena per i limiti mentali e morali e la pochezza della natura umana.

Delia Martyn – 2018 – Tutti i diritti riservati.

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