Video killed the radio star e dintorni. (Di Massimo Gadaleta).

È sempre interessante capire come avvengono le metamorfosi, come la società nel tempo si trasformi ed esprima l’attualità dopo aver delineato diversi percorsi. Stesso discorso si può fare riguardo le persone, attraversavano diverse ere e di conseguenza le riflettevano più o meno consapevolmente.
Senza andare troppo indietro nel tempo, si può dire che le grandi trasformazioni sono avvenute nel ventesimo secolo. Non che prima non ce ne fossero ma l’intento è quello di analizzare ciò che siamo adesso.
Vari sono stati gli avvenimenti nel secolo scorso: le guerre, le carestie, gli olocausti con gli stermini di massa, la ripresa e il relativo boom economico. Gli sgargianti anni 60 pieni di colori e l’invasione della plastica. Gli anni 70 e la libertà sessuale, i figli dei fiori, gli anni di piombo in Italia.
Gli anni 80 sono stati ricchi ed estroversi. Tante le inventive in quegli anni. Era come se ci fosse uno scatolone gigante con un’inesauribile confezione di idee e progettualità. Parecchie, alla luce di com’è diventato il mondo, oggi appaiono assurde, ma c’è da sottolineare che hanno tracciato un solco importante in diversi ambiti, dalla moda, alla TV, agli usi e consumi ma soprattutto alla musica. La moda espressa in diverse forme, in diversi colori.
Le camicie hawaiane, le orrende spalline, i fuseaux e i maglioncini extralarge indossati dalle ragazze, i jeans imbottiti, i pantaloni a vita alta, i tutoni, ma anche la grande icona modaiola con la Milano da bere e le grandi firme di via Montenapoleone.
I paninari che si sono espansi a macchia d’olio, fenomeno talmente di grande eco che ha spinto un gruppo musicale britannico, i Pet Shop Boys, a venire in Italia per studiare il fenomeno e incidere una canzone.
Eh si la musica. Che tempi gli anni 80, con la pop music in pieno fermento, preceduta da altre forme come la punk e il relativo fenomeno di costume. Era bello ma anche conturbante vederli a gruppi i punk, vestiti tutti di scuro e con le acconciature più assurde. Da oltremanica sono state tante le idee che hanno inesorabilmente influenzato anche il nostro paese.
In Gran Bretagna poi, nei primi anni 80, una politica rigida, conservatrice, con a capo la Sig.ra Thatcher, ha espresso diverse band che facevano musica di protesta, dal forte impatto sociale.
Ma il fenomeno che ha delineato tracciati importanti è stato senza ombra di dubbio la pop music. Arricchita con l’ausilio di sintetizzatori, con strumenti elettronici, c’è stata una vera e propria inondazione con la British music sempre a farla da padrone, ma si possono citare anche musicisti da oltreoceano, non moltissimi ma comunque alcuni di grande importanza, su tutti Madonna e Michael Jackson.
Una miriade i gruppi musicali inglesi, varie le espressioni amplificate anche dall’avvento massiccio di videoclip dove la musica veniva raccontata sotto diversi aspetti con vere e proprie storie. Facile per i ragazzi identificarsi con i propri idoli, erigerli a eroi, vere e proprie icone. Un percorso di crescita, di sogni e di vita, così è stata la musica vissuta appieno, in modo viscerale.
Tanti i gruppi che hanno regalato sogni, emozioni, che hanno fatto impazzire una generazione di teenagers, quelli della metà degli anni 80. Qualità altissima, anche da quei gruppi che hanno fatto perdere le tracce. Video killed the radio star, così incominciano gli anni 80, una fortuna invece poiché i video, la tv non ha ucciso per niente le star musicali, tutt’altro. Quanti se ne possono citare di gruppi, si farebbe del torto a qualcuno se si dimentica di citarne uno o si potrebbe sortire l’effetto opposto se si esalta uno.
Al giorno d’oggi basta andare su Google, cliccare sulla musica degli anni 80 e viene fuori il mondo. Ce ne sarebbe per tutti i gusti ed è difficile non restare incantati. L’auspicio è che restino per sempre un faro illuminante per intere generazioni a venire. Certamente è da lì che bisogna passare per capire e approfondire la bellezza, l’armonia che quella musica ha trasmesso a generazioni precedenti e magari perdersi infinitamente in un mondo che a distanza di oltre trent’anni ha conservato intatto il proprio fascino.
Massimo Gadaleta – 2017 – Tutti i diritti riservati.

 

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