Il concetto di brava ragazza.

Nella società patriarcale e contadina di una volta, specie negli ambienti di sottocultura, l’idea che si aveva riguardo come doveva essere una brava ragazza di una cosiddetta buona famiglia, era basata sul fatto che doveva essere docile, passiva, sottomessa, accettare tutto, senza mai avere una reazione, in pratica doveva rispecchiare l’opinione che si aveva a quel tempo delle donne, cioè vederle come oggetti senza cervello, senza alcuna possibilità di autodeterminarsi, obbligate a stare sotto il potere di chi era considerato un’autorità, solo con doveri e niente diritti, come delle schiave sempre a disposizione degli altri, come se dovessero ubbidire a dei padroni.

Se una donna si comportava da essere umano, si autodeterminava e trasgrediva a questa mentalità, che poi era pura follia, oltre che ignoranza, veniva punita.

Ovviamente questa era una visione distorta della brava ragazza e le persone che educavano in questo modo erano convinte di educare nel migliore dei modi.

In realtà questi modi di “educare” servivano  solo a tenere in pugno le donne ed a controllarle, per aumentare il potere degli uomini o di quelli che rappresentavano l’autorità. Erano dei disvalori mascherati da valori.

Anche se al giorno d’oggi questi modi di pensare sembrano superati, in realtà ci sono ancora degli strascichi nascosti dietro altre forme di violenza e manipolazione.

Una volta se ti difendevi da chi ti mancava di rispetto, specie se aveva potere, venivi punita, in pratica ti istigavano ad essere masochista, a farti maltrattare o davano per scontato che eri stata tu a comportarti male, perché se non avevi potere non potevi avere nemmeno ragione.

Ovviamente questa non era una cultura sana, per cui era piena di contraddizioni.  Nella cultura sana, una ragazza o una donna perbene ha rispetto per se stessa e pretende rispetto dagli altri, dà valore a se stessa e non accetta violenze e maltrattamenti, perché accettarli vorrebbe dire esserne complice.

Per questa sottocultura se una donna subiva una qualsiasi forma di violenza era già marchiata, era già colpevole solamente per il fatto di averla subita.

Chi aveva il potere aveva lo spauracchio di perderlo, perché pensava di convalidare la sua immagine comandando gli altri, aveva la paranoia che una donna o una persona giudicata inferiore potesse rubargli le redini del comando, per cui la vedeva come una minaccia per partito preso, perché se anche una donna che giudicava una nullità non riconosceva la sua presunta autorità, nella mentalità dell’abusatore significava che lui non valeva niente ed allora la maltrattava a priori.

I narcisisti manipolatori o gli psicopatici, essendo esseri primitivi, hanno radicati in loro strascichi di questa mentalità. Alcuni di loro fanno finta di essere aperti e moderni con le donne degli altri, ma nella vita privata si comportano con le loro donne come dei trogloditi delle caverne.

Alcune donne cresciute nelle famiglie dove c’è un membro narcisista, con le relative dinamiche malsane, sono state costrette sin da piccole a sopportare in silenzio qualsiasi sopruso ed i loro abusatori danno per scontato che si debbano comportare così per sempre. Sono abituate ad essere prevaricate, a non poter decidere per sé stesse ed a subire ricatti morali per fare sempre ciò che vogliono gli altri. Nel momento in cui una donna sottoposta a queste prevaricazioni si autodetermina e fa valere la sua volontà, ecco che scatta la manipolazione ed il ricatto morale. Pensando che tu sia come una bambina, che abbia bisogno dell’approvazione degli altri e che dipenda dal loro giudizio, ti fanno sentire cattiva, proprio come si fa con un bambino, cominciano a giudicare il tuo carattere, ad offendere il tuo amor proprio, sperando così che tu ceda alla violenza psicologica e faccia ciò che vogliono loro. La tua volontà non conta niente. Ovviamente se tu avessi veramente un brutto carattere non ci proverebbero nemmeno a trattarti così, ti trattano così perché sfruttano i tuoi buoni sentimenti ed il tuo carattere mite ed accomodante. Non meritano la tua bontà, la sfruttano per i loro vantaggi e per usartela contro.

A questo proposito vorrei dire a tutti i narcisisti della mia vita che io la vita la vivo secondo le mie regole, non secondo le vostre e così come voi avete le vostre idee io ho le mie e se qualcosa non mi sembra giusta, non è in linea con i miei valori, i miei principi, i miei ideali, io non la accetto e di quello che pensate di me o del mio carattere non me ne importa niente, io vado avanti lo stesso per la mia strada, non voglio piacere a tutti, non cerco l’approvazione di nessuno, preferisco fare ciò che è in linea con il mio benessere. Delle vostre offese, dei vostri insulti non me ne frega niente, non sono ricattabile.

Caro narcisista tu non mi hai mai rispettato, perché io dovrei rispettare te? Non ti rendi conto che io ti ho rispettato fin troppo, perché tu ti circondi di persone che non ti contraddicono mai, ti assecondano sempre, ti dicono ciò che vuoi sentirti dire, ma non perché tu abbia ragione, solo perché con le tue manipolazioni le hai costrette ad essere succubi di te. Io invece ti dico la verità, anche se ti fa male, ti dico le cose come stanno, non ti prendo in giro, sono sincera con te. Eppure pensi che proprio io non ti rispetti. Non ti rendi conto che io sono l’unica che ti ha rispettato, ho rispettato persino un malvagio come te. È questo il tuo concetto di rispetto? Avere intorno persone che ti danno sempre ragione anche se dici o fai assurdità?

Certo che sei paradossale. Ti credi superiore, vuoi apparire perfetto, non ammetti di sbagliare. Eppure ti accontenti di conquistarti il rispetto e la stima delle persone con l’inganno, facendo credere di essere migliore di quello che sei. Proprio come un bambino si conquista un otto copiando dal compagno. In effetti riesci sempre ad ingannare le persone ed a ottenere quello che vuoi, eppure sei sempre pieno di odio e di rabbia lo stesso. Forse non ti rendi conto che per essere migliori bisogna veramente lavorare su se stessi, non usare i sotterfugi e che finché non risolvi i problemi dentro di te sarai sempre marcio di rabbia. Proprio perché sono una brava ragazza ti approfitti di me e mi fai sentire cattiva, proprio tu che pensi di ottenere tutto con la cattiveria.

 

Queste persone non avevano la più pallida idea di come si educava. Pensavano solo al fatto che tu non dovevi sfuggire al loro controllo e non dovevi mai autodeterminarti, perché questo voleva dire essere libere. Non capivano che tenerti in pugno era un loro bisogno, non tuo, che costringerti a subire qualunque ingiustizia ti rendeva debole e ti esponeva al pericolo di subire abusi in qualunque ambiente e per tutta la vita.

Essere una “brava ragazza” non significa subire in silenzio qualsiasi cosa, non significa farsi umiliare, non significa accettare ingiustizie, non significa sacrificarsi, non significa fare il capro espiatorio delle colpe, delle responsabilità o dei difetti degli altri, non significa farsi infangare la propria integrità. Queste sono cose che non c’entrano niente con l’educazione né tantomeno con l’essere una brava ragazza.

Io sono una “brava ragazza” nel senso sano del termine, nel senso di essere una persona onesta, con degli ideali, non certo come lo intendeva la cultura bigotta e per esprimere il meglio di me ho bisogno di stare in un ambiente sano, non in un ambiente dove la mia bontà non viene riconosciuta o viene sfruttata e trasformata in patologia. Non ho niente da spartire con questi atteggiamenti e non mi appartengono. La mia bontà, i miei sentimenti, le mie emozioni, non sono merce da manipolare, raggirare e sfruttare a piacimento di ogni individuo disturbato o senza scrupoli che incontrerò nella vita.

Delia Martyn – 2019 – Tutti i diritti riservati.

 

 

 

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